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LABBRA




di Irene Lamponi
interpretato e diretto da Valeria Angelozzi e Irene Lamponi
ideazione con il sostegno di Giulia Scudeletti
scene Rodolfo Bignardi
foto Sara Ciommei e Federico Pitto


in collaborazione con Fondazione Luzzati - Teatro della Tosse e CSOA Zapata.

con il patrocinio di ARCIDONNA e Associazione Interculturale LE MAFALDE.





“Io non posso essere come voglio. Io non posso essere sempre me.”

LABBRA affronta in maniera divertente, spiazzante e amara i tabù legati al sesso, al corpo e al rapporto con l'altro. Si parte dalle donne ma si ingloba la società tutta. Cosa sono nella nostra contemporaneità il sesso, l'amore, la violenza? Quanto siamo liberi nelle nostre azioni quotidiane? Quanto crediamo di esserlo? Lo spettacolo è diviso in tre parti a se stanti, che raccontano tre situazioni a diverse.

La prima vede due amiche nel bagno di casa tra depilazioni, mestruazioni, perversioni e paure.
Nella seconda sono le vagine a parlare, strizzate, sognatrici, agguerrite.
Nella terza, invece, le due attrici diventano una sola voce che racconta del sesso come violenza e della strumentalizzazione della stampa rispetto a questi eventi.

Non cerchiamo una divisione tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo, tra morale e amorale, cerchiamo solo le sfumature del non detto.



ESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA

“Comicità, poesia, riflessione politica in Labbra di Irene Lamponi
[...] Variazione sul tema dunque perché, in parte sì, va in scena il discorso tra donne intorno alla
vagina e al sesso, dalla prospettiva di due ragazze che convivono ma che hanno due visioni del
mondo, della propria identità femminile, della sessualità e del proprio ruolo nella società
profondamente diverse. D'altra parte però, nel secondo quadro, le ragazze spariscono e restano
sul palco solo le loro vagine. In un esilarante scherzo mimico e interpretativo [...] il volto delle
interpreti, inquadrato all'interno di sagome che ne determinano senza misteri l'identità - al
culmine di due realizzazioni grafiche di gambe femminili - si produce in suoni, gorgoglii, brusii e
smorfiette che incarnano e personificano le vagine e, come in una fiaba, ce ne restituiscono il
punto di vista [...]. Fantasioso e vivace perché questo dialogo è anche una feroce autocritica
verso una gestione spesso distratta, incurante, infastidita dei genitali da parte delle donne
stesse; fino ad arrivare al sogno, all'utopia di una società liberata e nudista in cui le vagine
possano finalmente godere e non essere più costrette in alcun modo. Ci si raccoglie nell'ultimo
quadro [...] L'atmosfera si fa intimista e in un certo senso anche poetica mentre un monologo
interiore intelligentemente condiviso dalle due interpreti parla di una ma in verità parla a
nome di tante altre, centinaia, migliaia di donne di oggi e di ieri. [...]
Tre quadri dove la vitalità della prima parte, un'esilarante commedia, dà forma e tiene le fila delle
altre due, un fantasioso dialogo-scherzo surreale e un thriller, rappresentando in un certo senso:
nascita, vita e morte della vagina attraverso le sue tante labbra. Da vedere.”
(MENTELOCALE - Laura Santini)
https://www.mentelocale.it/genova/articoli/78359-comicita-poesia-riflessione-politica-labbra-irene-lamponi.htm


“Uno spettacolo capace di mescolare impegno politico e suggestioni oniriche, denuncia e
leggerezza in maniera del tutto inedita... Una serie di suggestioni, giocate tra la recitazione e la
musica, che portano gli uomini dentro un mondo in parte sconosciuto e che aiutano le donne a
esplorare meglio se stesse.” (CORRIERE MERCANTILE - Diego Curcio)


“Il fatto che le risate del pubblico appaiano perfino eccessive durante questa prima parte
testimonia quanto siano sul punto il testo e la recitazione, che crea una buona alchimia e
confronto tra due modelli di donna, probabilmente alter ego e personalità coesistenti: da una
parte un'identità più riflessiva ed elaborata che prova a ribellarsi alla norma sociale imposta e
percepita mutare nel suo sviluppo storico (si vedano i continui riferimenti al "tempo della
nonna"), dall'altra una più esuberante e apparentemente semplice accettazione conformista,
che si rivelerà tutt'altro nello sfogo finale sul non poter essere ciò che si vuole. [...] Labbra è
percorso da una sana ambizione: illuminare le zone taciute ma in realtà parte rilevante del
nostro inconscio culturale e sociale. Il fatto che ci riesca in diversi momenti è allo stesso tempo
merito della bravura della sua autrice e regista e delle sue attrici, ma anche testimonianza della
possibilità che il teatro ha di esplorare l'essenza performativa del genere.”
https://www.locacritica.com/single-post/Labbra?
fbclid=IwAR0sTuFpqU8jitqydsUB2iJUwmJ3iqkK06M2BShiBoblHAcwAcyuCVfCJwA



“In poche parole: si inizia ridendo e si finisce con un nodo alla gola e un vuoto tremendo. Ma la
forza di questo spettacolo non sta solo nei temi affrontati (il sesso senza tabù, ma anche la
tragedia dello stupro): ciò che rende davvero unico "Labbra" è la fisicità dei dialoghi scritti da
Irene Lamponi, che con una sincerità e una crudezza disarmanti riesce a raccontare e dare
forma alla nostra intimità. [...] Oltre che su un ottimo testo "Labbra" può contare anche su una
recitazione di alto livello. [...] E' uno spettacolo "politico" senza alcuna presunzione, è diretto e
crudo senza essere volgare, più che comico è pirandellianamente moristico.”
(https://huskercore.blogspot.com/2018/03/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di.html?fbclid=IwAR0-
O8FSaUZXvm-18tUB2T5hl5ZrV_U1Yl8xjUR29Rbl1RmvnhBcrsrbMAI)
“Le attrici e la loro grande abilità e bravura, ti prendono per mano e vedi tutto ciò che battono
con parole e corpo. In petto senti quella storia che inizia a sapere di crudo e di violenza...
rappresentano un teatro all’avanguardia, con forza di impegno e genio di volontà, sperimentano
nuovi linguaggi e modi di comunicazione.” (MERCUZIO ON LINE - Miriam De Vita)

VIDEO PROMO







PG FB: LABBRA